Un detonatore sul tram

Un detonatore sul tram

Siamo tornati alla vita di sempre. Con qualche acciacco, parecchie defezioni e nuove abitudini, stiamo cercando di dare una forma pressoché normale alla nostra quotidianità.

E così io sono tornata a prendere il tram. 

Chi mi segue lo sa: mi piace prendere i mezzi pubblici perché credo che siano un Bignami del mondo reale. Nell’arco di cinque fermate, le persone si incontrano, scontrano e raccontano, aspettano di scendere lasciandosi osservare e dando il meglio o il peggio di sé.

Tornare a viaggiare col pullman è stata per me l’occasione di scoprire se questa pandemia abbia davvero cambiato qualcosa, se ci abbia resi persone diverse e in che direzione ci siamo evoluti o involuti.

Come in ogni contesto, ora anche sul pullman ci sono nuove regole: naturalmente si sale solo indossando la mascherina, l’area riservata al conducente è protetta da una catenella che si porta via due posti a sedere e i sedili rimanenti sono stati contrassegnati alternativamente da una grande croce rossa. Per garantire il distanziamento, non possiamo sederci sui sedili marchiati e quindi i posti sono la metà di prima (meno due, quelli vicini al conducente).

Come ogni sabato mattina, sono salita sul 4 per andare al mercato. Nessun affollamento, tutti ben distanziati e nascosti dietro a mascherine di ogni colore.

Per chi non è di Torino, tengo a precisare che la linea 4 non è una linea qualsiasi. Il 4 attraversa tutta la città e unisce le due zone periferiche considerate meno sicure. Qui sai che devi tenere stretta la mano sulla borsa, che dovrai farti largo tra la folla ammassata e che quando saliranno i controllori verrai travolto dal fuggi-fuggi generale. 

Ieri però non era così.

Eravamo in pochi e tutti a debita distanza, indossavamo le mascherine e le persone sedute occupavano solo i posti consentiti. C’era silenzio, ieri, sul 4 e non è mai stato così. Quindi sì, qualcosa è evidentemente cambiato.

Sono rimasta ad osservare la gente scendere e salire, scansarsi per evitare il contatto e igienizzarsi le mani a più riprese con gel di ogni colore.

Tutto ordinato e asettico come mai prima d’ora. 

Finché non è salita una piccola signora canuta con il suo ingombrante carrello della spesa. 

Un po’ ciondolante, si è avvicinata al primo sedile libero e si è accomodata visibilmente provata. In un attimo la calma e il silenzio di qualche istante prima si sono tramutati in un crescente brusio. Come piccole biglie di metallo, gli sguardi dei passeggeri si sono appiccicati uno ad uno alla piccola signora come fosse una calamita. Non ne conosco le dimensioni esatte, ma il 4 è un tram lunghissimo eppure la nuova protagonista del viaggio aveva attirato l’attenzione anche dei passeggeri laggiù in fondo. 

Non ho fatto in tempo a capire cosa stesse accadendo che un omino grassoccio si è fatto portavoce del malcontento comune.

– Ma non la vede la croce? Lì non si può sedere! Vuole ucciderci tutti?!? –

Giuro che pensavo stesse scherzando e mi stavo per mettere a ridere, ma per fortuna la mascherina mi ha risparmiata da un accanimento di massa. 

Ora, tralasciando il principio secondo il quale sotto ogni croce si nasconde evidentemente un detonatore, ma davvero tutti quanti erano infiltrati delle forze speciali ingaggiati per individuare il primo kamikaze del Piemonte?  

Mentre sbalordita cercavo una risposta all’annoso interrogativo, un giovane fanciullo con una caviglia fasciata si è fiondato giù dal suo sedile e, claudicando, ha afferrato il carrello della pericolosissima signora invitandola a sedersi al proprio posto. 

Credo che sorridesse, la sventurata, e sono certa lo facesse anche il coraggioso eroe che si è rifugiato accanto a me e, come me, in piedi. 

Si sono alzati in 5.

Cinque persone si sono immediatamente sentite colpevoli nel vedere un giovane dolorante appendersi ai sostegni pur di lasciare il posto a sedere alla povera vittima sacrificale. Ma dov’erano un minuto prima? E se lui non si fosse votato alla causa, loro sarebbero rimaste comodamente accasciate sul sedile nel vedere un’anziana signora con il suo carrellino aggredita dalla massa per aver cercato ristoro nel posto sbagliato?

Davvero abbiamo bisogno che qualcuno dia inizio alle danze per renderci conto che avremmo potuto cominciare proprio noi?

La risposta è sì. Sì perché siamo animali da branco e con il branco ci muoviamo. Sì perché se tutti si adirano ci dobbiamo adirare anche noi, ma se poi qualcuno fa la cosa più logica da fare, ci sentiamo colpevoli di non aver cominciato noi. Sì perché difendere è più difficile che aggredire, andare contro al branco è più pericoloso che seguirlo ovunque vada. 

 

Però la buona notizia è che ce la possiamo fare.

Come ce l’ha fatta il giovane claudicante, come potremmo farcela se ci impegnassimo a pensare prima pro che contro. Ci sarà sempre qualcuno pronto a tirar su la guerra, ma se gli sguardi contrari si rivolgessero verso di lui anziché verso la piccola signora, la sua arroganza si ridurrebbe a un inutile granello di vergogna e ci penserebbe due volte prima di dar di nuovo spettacolo.

Ecco, la mia pillola di oggi arriva da qui, da un 4 pieno di vita capace ogni volta di darmi una lezione, di mostrarmi che il mondo è bello perché è vario, ma che può essere un posto straordinario quando sale un giovane claudicante pronto a renderlo migliore.